martedì 21 giugno 2011

Discorso al matrimonio di Jacopo e Ara

La prima volta che ho incontrato Jacopo è stato all’asilo, avevamo circa 3 anni…. sono passati 30 anni se non sbaglio….l’ultima volta è stata appena una settimana fa a Nizza per l’addio al celibato. In entrambi i casi ma per motivi diversi non è che ricordi un granchè...

Comunque

All’asilo c’era anche Ago, Pertrone e Vozzi. A Nizza oltre ai suddetti, a parte Pertrone che dovrebbe aver ricevuto la cartolina, c’era anche Mascio (mio compagno di banco al V anno di liceo) e Afro conosciuto alle medie che balbettava, poi c’era Peppone Fabio detto Buccio, Stefano e il Monaco.

Oggi con piacere vedo che c’è anche Omar…. Assalam Aleikum …

Uno dei miei primi ricordi di Jacopo l’ho condiviso poco tempo fa con Giggi, ho chiamato anche Olivia, protagonista del ricordo ma era troppo piccola. Insomma avevamo una decina di anni, neanche, e mi sono azzardato a rubare a Jacopo il posto sullo sgabello mentre lui si era allontanato per prendere i cornetti cerbiatto in forno… E’ successo un cas... un bailamme :

io e Gigi siamo stati cacciati di casa, poi olivia di nascosto ci ha portato i cornetti sul pianerottolo e lui giu ad urlarle e sbattere la porta….

La cosa strana di questo ricordo però, non è Jacopo che ci caccia, sbatte la porta e urla, ma sono i cornetti cerbiatto che erano tipici di casa Ferari (cioè mia), dal Barta c’erano le Danette, gli immancabili i Tronky di Allegra e le lattine di coca cola, così come i Grisbi dar Vozzi e il tortino di riso da Pertrone... e da Ago…? beh da Ago l’hamburger de tata.

Con la benedizione di padre…, con il tuo permesso e anche con il sollievo di alcune mamme, eviterei i ricordi del liceo, che è meglio… ricordando solamente Stefano Monaco che fa l’imitazione di Andrea Bocelli.

E’ bello ricordare una litigata perchè è il simbolo dell’amicizia, a parte il fatto che dopo trent’anni ci chiamiamo ancora per congnome: il Barta, Ago, Pertrone, Mascio falla, Vozzi … vabbè Afro è un altro discorso… Afro… poi Omar, Assalam Aleikum, a me a parte Luchino a volte er Ferari.

Tra amici si regredisce spensieratamente ad uno stato di cosciente infantilismo, sereno, che è il terreno comune che permette di incontrarci alla pari, senza badare, o meglio senza prendere sul serio noi stessi e la vita, ed è questo terreno comune che ci permette ancora di volerci bene.

Tra amici non si hanno ruoli sociali, quelli che quotidianamente interpretiamo decadono, tra amici si vive il retropalco della vita illuminato da sfottò, ristate e goliardia, dove vengono messi in evidenza i difetti: c’è quello che è permaloso, quello che dice bugie, quello che mette zizzania, i pochi capelli, cià er piede grosso, aoh ma ndovai con quelle scarpe… ‘mazza che schifo…ecc…, e dove i talenti non sono permessi più di tanto ed i pregi non vengono presi troppo sul serio se non nel privato di una chiacchierata a due.

A volte si sparisce nella propria vita, per poi riapparire con una telefonata o un messaggio, che spesso è quello di Pertrone che inneggia teneramente, diciamo così, alla bellezza del genere femminile.

Per quanto riguarda Jacopo e Ara vivevo a Londra quando li ho visti la prima volta insieme. Era il loro primo viaggio e stavano insieme da un mese mi pare. Ara non la conoscevo e la seconda cosa che ho notato è stata la sua raffinata intelligenza.

Me li ricordo bene. Il rapporto era ancora acerbo, nel senso che erano ancora due individualità e non un tutt’uno. Li vedevo stralunati come adolescenti, sbadati, quasi perdevano l’aereo, sembravano estasiati l’uno dell'altra.

Avevo come l’impressione che avessero paura a guardarsi negli occhi per non perdere l’equilibrio.

Poi non li ho visti per un po' e tornato a Roma Jacopo stava ancora con Ara e ho notato un piccolo dettaglio: Jacopo aveva smesso di mangiarsi le unghie! … mei co... co... complimenti… mi son detto, qualcosa di importante e simbolico era successo. Qualcosa era cambiato anche nello sguardo (ovvio permaloso era ed in parte è rimasto, competitivo fino alla morte, quando perdeva a tennis era perché aveva gli occhi azzurri, sai il sole) ma quel dettaglio delle unghie mi diceva che forse aveva trovato la donna capace di renderlo un uomo migliore.

Infatti, risparito nella mia vita mi raggiunse una sua telefonata, …"ti ricordi ero a bombay" …. Mi chiamò per dirmi che da li ad un anno si sarebbe sposato e che io sarei stato uno dei testimoni… Che bello!

E quando li ho visti sdraiati sul divano abbracciati a guardare romanticamente il derby o vedere lei che accarezza “pancio” (che a scanso di equivoci è la pancetta del barta), o quando sono in giro e stanno in mezzo alle persone, quando hanno preso casa e mi hanno invitato per un barbecue, la loro sintonia, gli abbracci il loro modo di fare e le loro intelligenze intraprendenti e complici, raffinata quella di lei e caparbia quella di lui, e soprattutto quella serenità e quell’ allegria.


Guardandoli ho capito che quella paura di guardarsi negli occhi era svanita

ma era rimasto quell’ impeto tremolante

e che a perdere l’equilibrio, insieme, sarebbe stato un piacere.


giovedì 15 aprile 2010

Suburbi di Roma: la Sinossi



E’ un giorno qualunque della settimana di ferragosto sono le 13 e il sole brucia. Le ombre sono assenti dalle cose. Roma è deserta ed afosa. Mi sembra di essere l’ultimo uomo rimasto sulla terra. Il motorino va, spedito, senza rallentare e senza badare agli inutili semafori accesi. Il rumore del motore disturba il silenzio, quasi mi vergogno. Via Casilina, Tor tre teste, Tor bella Monaca, ed ancora in giro per il Trullo, Tor Marancia, Magliana, Tiburtino Terzo, Tufello e Quarticciolo, quello der Gobbo. Sulla Laurentina un po prima di Via di Tor Pagnotta giro a destra per Via Ignazio Silone sotto i Ponti del Laurentino 38, il quartiere dei poeti e degli scrittori. Parcheggio il motorino, osservo la campagna intorno alla città e mi incammino per Via Carlo Emilio Gadda, ipnotizzato dal mantra delle cicale leggo Piazzale Elsa Morante, Via Carlo Levi, Piazza Eugenio Montale e vado su per Viale Filippo Tommaso Marinetti, un viale lungo e alberato che divide due schiere di case popolari perfettamente identiche tra loro alle quali si accede da piccole vie cieche, via Baudelaire, Via Gogol, Via Melville, Via Balzac e via Garcia Lorca, cognomi senza nomi quasi fossero ricordi senza memoria.

“Tera concimata” è scritto su un pezzo di cartone e nell’aria una voce “Aoh! Che stai a fa” così alta greve e sbiaccicata che anche il canto delle cicale sembra intimidirsi. E’ Armando, un signore anziano ex “puggilatore e campione del monno delle forze armate” che sta seduto su una sedia accanto ad una baracca costruita su un prato di fronte al complesso delle case popolari. Dopo un sorriso ed un breve colloquio mi dice: “viè qua mettete a sede. Bevi!” e versa in una bottiglia di plastica tagliata a metà del Tavernello bianco e caldo.

La baracca di Armando è un punto di passaggio quasi obbligato, molti si fermano per un bicchiere di vino prima di tornare a casa altri passano intere giornate a parlare di famiglia e problemi. Si beve, si mangia e si baccaia.

Ho passato settimane alla baracca fino ad incontrare Massimo detto “er pantera”. Massimo gestisce un bar che tutti chiamano “bisca”, abusivo, frequentato da ciurmaglia umana in cerca di sballo, compagnia e affetto. Si parla di carcere, di famiglie distrutte, racconti veri ed immaginari, pettegolezzi di quartiere, “damme na grappa”, “mi fijo è carcerato” “a me me l’hanno ammazzato”, “quello s’è suicidato” e “tizzio, caio e mbroio”. C’è chi barcolla e chi ha gli occhi rossi e bagnati dalla droga, chi urla, chi ride e chi gioca a stecca, ogni tanto una rissa, “Aoh! te spanzo”, e le prese per il culo… e la cocaina (“namo a pija ‘n pezzo”), ossessivamente presente… sempre, nella tasca, nella mente e nel sangue. C’è anche l’eroina, ma “quella è da sfigati”. E poi le storie di mala, il mito “der canaro” , la Banda della Magliana , “er Sicilia”, Claudio Sicilia, “er pentito quello morto ammazzato” che controllava la zona, c’è chi lo ha conosciuto e chi millanta improbabili associazioni a delinquere. Passano i mesi e prendo confidenza con il loro linguaggio che non è semplicemente un dialetto volgarizzato ma un universo logico e dissociato di cio che è bene e di cio che è male. Accolto nella loro intima solitudine ascolto gli sfoghi repressi, urlati e strozzati, unici, irripetibili, sorprendenti e tragici, a volte grotteschi, gli sfoghi e i silenzi di residui di anime schiacciate da una densa e costante claustrofobica ansia.


mercoledì 20 gennaio 2010

Suburbi di Roma: Appello per mio figlio in carcere


Io Massimo G. mi rivolgo allo stato italiano compreso il Papa e a quei pochi politici tipo Marrazzo (e la fine che ha fatto fare a Brenda). Chiedo una grazia urgente per mio figlio Emanuele che ha fatto piccole rapine con pistole finte che il feramenta ti vende senza documenti. E che si danno le pistole finte così al primo che passa senza documenti, i feramenta non possono dare le pistole finte così in giro dovrebbe essere vietato.

Mio figlio non ha mai ammazzato nessuno è tossicodipendente dall’età di 17 anni e nessuno si è fatto avanti per lui per aiutarlo, e lo buttano sempre in isolamento de qua e dellà. Te droghi più dentro che fuori poi sbrocchi e le guardie ti menano. Massimo il ragazzo uscito il 19 gennaio, lo ha detto, ha visto Emanuele, magro che neanche lo riconosceva, stava male. Hai visto Cucchi? fanno così. Come ha detto anche Massimo che è appena uscito che ha visto gente nuda che corre nel corridoio con i panni in mano mentre e guardie te piano a calci nel culo. Ma che è una bestia mio figlio, manco i cani. Sta in isolamento che piange e chiede aiuto e ti saluto nessuno che se lo fila, l'unica cosa che fanno è darti quei pasticconi gialli per farti dormire due giorni. Poi lo buttano in uno sgabuzzino, neanche una cella con altri 6 stranieri che è l'unico bianco. Quello ci muore li dentro.

Vorrei vedere mio figlio Emanuele non in carcere ma in una comunità.

Non pensiamo a costruire carceri ma comunità. I carceri devono essere costruiti per tutti questi grandi politici, sportivi e presidenti delle squadre come Moggi e company.

Non lasciate mio figlio morire in carcere che io non ho niente da perdere e mi do fuoco davanti alla Camera dei Deputati.

Mi rivolgo inoltre a Francesca M., che basta che fanno denunce per minacce si l'ho mincciata di ammazzalla ma ho sbroccato e hanno chiamato le guardie, ma ho sentito la M. rivolgersi a mia nuora dicendole senza avermi visto : “Lascia perdere quel drogato di Emanuele”. Magari capita alla figlia della M. quello che è capitato a mio figlio e voglio essere interrogato dal giudice. Ma che voi fa morì mio figlio. Poi lei cià il posto fisso e mio figlio che faceva i curriculi e non trovava lavoro.

E tutti i posti delle istituzioni pubbliche appena entro chiamano la polizia e mi arrestano, non ci stanno assistenti sociali, possibile che se uno ha 45 anni come me e ed è pregiudicato (15 anni ma 5 da innocente) non trova lavoro, e invece tutti questi africani che vengono in Italia il posto ielo danno. Questa non è legge.

Mi stanno istigando a commettere qualche cosa a me stesso perché sono arrivato allo scoglio finale.

Si salva solo Andreotti, Berlusconi e Pertini (perché Pertini sa come è fatto un carcere)


martedì 20 ottobre 2009

Suburbi di Roma: Breve racconto agiografico




“PORCO DIO … E ANCHE PORCA MADONNA” è scritto su un muro sporco e giallastro, illuminato da una pallida luce al neon e circondato da sesso, politica, Forza Roma e Lazio merda.

Un uomo la mattina presto scende le scale per andare a lavorare, ed ogni mattina quando il sole non è ancora sorto maledice anche lui il suo dio per quel buongiorno scritto di fretta e con un pennarello nero.

Ma quell’uomo, a torto, non sa che c’è dell’umorismo in quei “puntini E ANCHE” che distinguono un dio contorto nel nutrirsi tra le sue feci e una madonna non più vergine né immacolata.

martedì 14 aprile 2009

Elezioni indiane: tutto il mondo è (bel) paese




Mumbai. Il sole è ormai calato da un paio d'ore. Ci incamminiamo per il viale che costeggia la discarica di rifiuti più vasta di tutta l'Asia, brulicante di esseri umani e illuminato da lampioni di luce gialla con ai lati piccole baracche di lamiera ancora incandescente. "Andiamo via! Sta arrivando la polizia!" dice Nafees. "Come la polizia?! Perché?". "E stata chiamata dai tipi che abbiamo incontrato prima". "Chi? Quel gruppo di drogati che ci hanno importunato e minacciato?". "Sì sì, proprio quelli". "E che devo scappare io dalla polizia perché quattro tossici l'hanno chiamata? Ma come funziona?". "Ascoltami, qui c'è la discarica e quei signorotti che te chiami drogati hanno il potere sulle forze dell'ordine, inoltre siamo sotto elezioni".

A sessant'anni dall'indipendenza e a sei mesi dai tragici attentati di Mumbai l'India, la più grande democrazia del mondo, va al voto: un miliardo e duecento milioni di abitanti con più di 120 lingue, senza contare le varie etnie, caste e religioni, 1.055 partiti, 714 milioni di iscritti alle liste elettorali, 35 stati, 800 mila sezioni elettorali, 6 milioni di poliziotti pronti a intervenire per sedare eventuali disordini e una grande sfiducia nella classe politica.

Tre grandi coalizioni e un gruppo di partiti indipendenti si contendono il governo del paese.

Il maggiore partito indiano, il Partito del Congresso, fondato da Nerhu e Gandhi, insieme ad altri partiti minori formano l’Upa (United Progressive Alliance). Il Congresso è un partito di centro, ma anche di sinistra, è per gli operai e i contadini, ma anche per i padroni, è per i poveri, ma anche per i ricchi. Il Congresso è un partito laico, ma anche attento alla religione, è per gli indù, ma anche per i musulmani. Il candidato premier del Congresso è Manmohan Singh (l'attuale primo ministro), una persona buona, mansueta e pacata, ma la vera leader (senza baffetti) è l'italiana Sonia Gandhi con i suoi due promettenti rampolli Rahul e Priyanka, entrambi pronipoti di Nerhu.

L'Nda (National Democratic Alliance), la destra indiana, è capitanata da Advani, l'anziano e populista leader del Bjp (Bhartiya Janta Party), il Partito del Popolo Indiano. Il Bjp è alleato con l'Ss (lo Shiv Shena, L'esercito del re), un partito ultranazionalista che ha le sue radici e il suo maggiore bacino elettorale nel Maharshtra, lo stato di Mumbai. Le Ss sono responsabili dei pogrom anti musulmani del 1992-93. Tra le file del Bjp un altro pronipote del povero Nerhu, Varun Gandhi, se potesse passeggerebbe con dei maiali sui terreni destinati alla costruzione di nuove moschee: recentemente a causa di alcune dure affermazioni anti islamiche ("Ai musulmani taglierei la testa") Varun si è fatto qualche giorno di carcere.

Il Cpi (Partito comunista indiano) e il Cpi-M (Partito Comunista indiano – Marxista), forti in Kerala e Bengala Occidentale dove sono al potere, formano il Terzo Fronte insieme alla governatrice dell'Uttar Pradesh e leader del Bsp (Bhawajan Samaswadi Party) Mayawaty, "la regina dei dalit", e ad altri partiti tra leninisti, maoisti, marxisti, rivoluzionari, repubblicani, falci, martelli, spighe di grano, chiavi inglesi, ingranaggi, pugni chiusi, litigi e scissioni.

La campagna elettorale, ovviamente, non si concentra molto sui problemi reali del paese ed è spesso costellata da continui attacchi personali ed insulti. Oltre al già citato 'aforisma' di Varun Gandhi, il Bjp accusa il primo ministro di essere un leader debole, Sonia Gandhi, specchio riflesso, dice che non è vero: "E' Advani a essere un debole". Un altro candidato del Bjp odia Sonia Gandhi perche italiana e prova fastidio nel sentirla parlare.

Ma spesso sono il reddito dei parlamentari e i settanta candidati indagati per omicidio, stupro, estorsione e corruzione - senza contare le sentenze passate in giudicato - gli argomenti che tengono banco tra una popolazione sempre più qualunquista, la cui partecipazione al voto stranamente è inversamente proporzionale al reddito.

Quel che non manca di certo nella politica indiana è il mondo dello spettacolo. Sono molte le star televisive e gli attori di Bollywood candidati nelle varie liste (anche senza aver fatto un calendario: l'India è un paese pudico).

Tra corruzione e divisioni religiose, entiche, politiche, di casta e di reddito (il 70 percento della forza lavoro è impiegata nei campi, mentre solo lo 0,5 percento produce la metà del Pil), l'India è comunque un paese unito. "Da cosa?", chiedo a Nitin, un manager rientrato da poco a Mumbai dopo anni di lavoro nella City londinese: "Ci unisce il senso della famiglia, e poi il cibo, la Tv e il cricket".

Scappati dalla polizia, chiedo maggiori spiegazioni a Nafees: "La discarica è un grosso business, molte aziende private, specialmente ospedaliere, per risparmiare, si affidano a quei signorotti pagando i politici per sbarazzarsi dei loro rifiuti spesso tossici". "E la gente si ammala?". "Sì, si ammala". "Ma queste aziende sono del nord?". "Che c'entra il nord?". "No niente, andiamo a mangiare".

Arrivati a casa di Nafees, la tavola è imbandita e le donne sono in cucina a preparare da mangiare, si accende la televisione e durante la cena si guarda il telegiornale, poi, a pancia piena, ci sediamo sul divano a guardare la partita di cricket.


(editato per peacereporter)

mercoledì 18 marzo 2009

Insonnia


Il sole aveva ormai esalato l’ultimo respiro dietro una montagna di merda lasciando il crepuscolo come suo breve ricordo. Quell’eco fatto di luce aveva il suono di un lamento strozzato.


Sono le 3 di notte, il ventilatore è acceso, velocità 5, ma mi da fastidio, stasera fa troppo rumore e poi mi solletica i peli delle gambe, ma quando lo spengo sudo e mi si appiccicano le lenzuola sulla pelle, allora lo riaccendo, cazzo fa rumore, non ha mai fatto rumore! O forse si ma stasera mi da fastidio, provo ad abbassarlo a velocità 2 e la situazione migliora, ma sento il respiro del guardiano che dorme proprio di fronte alla mia stanza. Mi siedo sul letto e penso che mi piacerebbe affacciarmi alla finestra se ce ne fosse una. Mi viene in mente Benigni in Daunbailò (Down by law) che disegna una finestra sul muro della cella. Nella stanza c’è un flebile chiarore, ma non so da dove viene. La mappa dell’India appesa alla parete di fronte al mio letto accanto alla televisione… “s’illumina di immenso”, mi verrebbe da dire, ma il silenzio della notte a volte suggerisce cazzate. Mi sdraio ma non ho sonno, mi giro a pancia sotto e sento la mia schiena sudata piacevolmente rinfrescata dalla debole brezza del ventilatore.
Ho 95gb di foto che non ho ancora visto.


E’ la discarica di rifiuti più grossa di tutta l’Asia (almeno così si dice, lo scrive anche il Times of India), 1,27Km2, in uso dal 1927 e 1200 i camion che ogni giorno scaricano 5000 tonnellate di merda di ogni genere, legale ed illegale.

L’ho scattata quella foto! Ci hanno beccato ma l’ho fatta: siamo andati con un rickshaw dentro la discarica, senza permesso, io avevo appena finito la memory card da 8gb ed avevo fatto qualche scatto con una 4gb, un camion ci ha fermato, uno tipo e' sceso ed e' salito nervosamente sul nostro rickshaw, dopo un battibbecco con chi guidava, siamo andati nell'ufficio della vigilanza. Il poliziotto ha iniziato a parlottare con Nafees, che in seguito mi ha detto che dovevo cancellare le foto di fronte alla guardia, "non c'e' problema". Una volta usciti dall’ufficio, Nafees mi ha dato il 5 ridendo, lo sapeva che avevo l’altra scheda da 8 nascosta da qualche parte.

Provo a girarmi a pancia all’aria ed a mettermi il cuscino sopra gli occhi, il respiro del guardiano inizia a mugugnare. Da sotto il cuscino mi spunta un sorriso.

Ero controluce, la discarica era enorme, tossivo, era tutto in fumo e si vedevano i camion spuntare dalla nebbia acida e qualche disperato che passeggiava in lontananza su montagne di merda tossica. Nafees aveva paura dei cani, io no perché li vedevo troppo malmessi ed indaffarati a cercare qualche sterco o rimasuglio ammuffito da deglutire per badare ad un uomo bianco con una macchina fotografica al collo ed il suo compare musulmano.

Niente, non dormo. Si si speriamo di ottenere il permesso per la discarica. Non so quante persone vivono in quelle baracche. Mi sono svegliato da un attimo di dormiveglia, cazzo quasi dormivo, è quel crepuscolo, il ricordo di quella luce morente che fa rumore.

Un bambino piccolo prendeva a calci con violenza due cuccioli di cane, le baracche e una distesa imprecisata, plastica ed altro, ma quel crepuscolo è altro nei miei ricordi. Ho una sensazione e quella foto non basta.

L’unica casa in muratura era disabitata, nel bel mezzo di una pianura… diroccata, sembrava bombardata. Quella luce a fatica riusciva a darle un colore giallastro ed dei bambini correvano divertiti da qualche gioco.

In mancanza di una finestra, accendo la televisione. HBO… cazzo … Poliziotto a 4 zampe con James Belushi un classico ed è anche iniziato da poco, speriamo di prender sonno…

Ho il magone ma non so perché.

Perché Nafees si fa in due per aiutarmi? lui e altri due compari che mi fanno da “scorta”…? Non posso fare a meno di loro, non mi posso addentrare da solo , la discarica in parte è illegale, siamo sotto elezioni ed è un ottimo affare per molte persone, inoltre la zona è a maggioranza musulmana waabita, e sono tutti un po’ scettici. Naseef, pagava i conti a mia insaputa, poi mi sono imposto, ieri gli ho dato un anticipo di 2000 rupie, senza che lui me lo chiedesse. Ci tiene al mio lavoro, si impegna molto, si sente un buon musulmano nell’aiutarmi: “E’ la lotta interiore per migliorare se stessi la vera Jihad.”
E’ bravissimo a risolvere problemi e situazioni, anche durante la manifestazione shiita di due giorni fa, Naseef mi ha guidato, e tenuto lontano dalle grane.

Bella la conversazione avuta di fronte ad un bicchiere di te' con l’Imam.

Il riso di bassa qualità tipo LS costa 15 rupie al kg, quello buono il Basmati normal arriva anche a 90RS, un rotolo di carta igienica costa 40 rupie. Il latte è annacquato. L’acqua è contaminata.

Provo a distrarmi con il film, fa caldo e non dormo, quindi aumento la velocità del ventilatore.
“Domenica mi sono proprio divertito” molto carina quell’inglese speriamo di rivederla, che strano nome Tara, bah…
Il film nella notte per quanto leggero è piacevole, a questo punto forse mi distraggo, e mi viene sonno, sono le 4. Niente, mi siedo sul letto e mi attacco alla bottiglia dell’acqua, o anche una leggera acidità di stomaco e non ho le pastiglie. Mi viene in mente Nafees che dava una spinta ad un tipo che in maniera “troppo affettuosa” mi strattonava la manica per volere una foto.
C’era tanta energia tra gli shiiti che celebravano la battaglia di Karbala, una ricorrenza molto importante per loro, la celebrazione di un lutto. Ho quei rumori nelle orecchie, la confusione ed il pianto di una donna commossa da tanta religiosità.
Ma il magone aumenta e non so perché.

Nafees mi ha chiesto dell’Italia, la situazione degli stranieri e soprattutto dei i musulmani.. gli ho raccontato un po’ di cose compresa la storia di Calderoli e dei maiali.
L’Italia…provinciale, un po’ fascista e xenofoba…

Forse non è proprio inutile il lavoro che sto facendo… forse… Ma ho ancora il magone, ed ancora un po’ di acidità, il ventilatore continua a girare e la televisione a mostrare il cane e James Belushi che litigano.

Non bisogna mai sdraiarsi sul letto ed incantarsi a fissare il ventilatore che gira… aprendo e chiudendo gli occhi il più veloce possibile per cercare di fermare il roteare delle pale.

Non ho neanche le sigarette, ho diminuito parecchio, non compro più pacchetti ma solo sigarette sfuse, sono passato dalle 40 dei primi giorni alle 8-10.

Era quasi buio ma c’era ancora quell’eco di luce, in lotta per farsi largo in un atmosfera densa e fumosa… E quella massa accartocciata di lamiere, polvere, merda ed esseri umani, la banale quatidianeità del sopravvivere e quella latente disperazione nascosta nei loro sorrisi.

Mi ritorna in mente la ragazza inglese dell’altra sera, era moto carina, e poi aveva delle mani bellissime, dita lunghe e magre con smalto rosso scuro, la pelle chiara era liscia calda e profumata. Le labbra carnose.
Cerco di accontentare la mia erezione e mi addormento… alla nascita di un nuovo giorno, a la petite morte.





domenica 15 marzo 2009

Pradeeb Sharma


“Ho ucciso 110 uomini” ed ordina un succo d’ Ananas.
Si presenta cosi, senza neanche avergli fatto una domanda, Pradeeb Sharma, special encounter specialist della polizia di Mumbai, per ora fuori servizio a causa di un’ accusa di corruzione, “Ma tornerò nell’arco di un paio di mesi, una volta risolto questo problema con la giustizia”.
Uno special encounter specialist è una specie di super poliziotto anticrimine, antimafia, antiterrorismo con licenza di uccidere.
Io e Mister Sharma c’incontriamo in un grande albergo di lusso nel nord ovest di Mumbai. Ha un viso lungo ed un po’ ossuto, i suoi baffi poco folti sono un po’ ridicoli, i capelli invece sono tanti, neri e ben pettinati da una parte (come tutti gli indiani: dagli slum ai colletti bianchi non ho mai visto un indiano con i capelli in disordine). Mr Sharma indossa una semplice camicia bianca a righine blu, ben stirata e messa con cura dentro dei semplici jeans sorretti da una cinta di cuoio nera. Ai piedi indossa dei mocassini, anche loro neri e leggermente allungati in punta. Ha un bel orologio d’ acciaio ed un anello d’oro con una pietra bianca. Sul tavolo, accanto al succo, appoggia il suo fedele borsello nero con dentro una Smith e Wesson e 5 telefonini: “ho 400 amici sparsi per tutto il mondo”.
E’ arrivato con una macchina blindata e 5 uomini di scorta, il più fedele lo ha seguito dentro l’albergo.
Pradeeb Sharma è venerato come un dio, lo conoscono tutti in città ma ha una fama che travalica i confini nazionali, è un mito, sulla sua vita sono stati fatti due films: Ab Tak Chappam e Aan. Il Time magazine inoltre nel 2003 gli ha dedicato la copertina.

Il suo inglese arranca ma ad aiutarmi c’è Mateen, il giornalista del Times of India che ha organizzato l’appuntamento. Insisto sui 110 uomini, non per morbosità ma non penso che esista un poliziotto al mondo che nell’arco della sua carriera abbia ucciso così tante persone, neanche Henry Callaghan. Gli chiedo se ha qualche rimorso, “No”, mi dice deciso “Ho solo fatto il mio dovere”, “quindi meritavano tutti di morire?” “si”.
Mr Sharma ha un tono pacato, a volte sorride ed ha lo sguardo distaccato di un semplice impiegato pubblico. A suo modo è un Fantozzi con la pistola.
“Piu volte hanno tentato di farmi fuori ed ora anche questa grana giudiziaria”. Se si pensa che per ogni uomo ammazzato ci siano almeno 10 tra amici, familiari e colleghi disposti a tutto per fargliela pagare in qualche modo, Pradeeb Sharma ha più di 1000 nemici in patria e all’estero. Ha nemici anche tra i suoi colleghi e tra le alte gerarchie politiche che non gli perdonano l’eccessivo uso della forza. Dicono che è il leader di una “squadra della morte”. A causa dell’uccisione di uno spacciatore nigeriano l’India ha avuto dei seri problemi diplomatici con la Nigeria che ha chiuso l’ ambasciata per una settimana.
Gli chiedo se tra tutti quelli uccisi, ci sia un fatto un avvenimento che desidera raccontare: “Si, quando mi hanno colpito al petto, è successo nel 2003, proprio sulla superstrada che avete preso per arrivare a quest’albergo. Avevo ricevuto una soffiata da un “amico”: tre terroristi che stavo cercando già da un po’ ti tempo sarebbero arrivati con un furgone pieno di AK 56. Ci appostammo per ore, io e 4 dei miei uomini, armati di AK 47. Il furgone arrivò alle 12 am, appena accertata l’identità dei terroristi iniziammo a sparare. Non so quanto durò la sparatoria ma fini con i tre terroristi morti ed io portato via in barella”.
Gli chiedo se ha paura di morire, lui prende il mio block notes e scrive banalmente: “Death is beautiful”.

“Non c’è più la mafia di 10 anni fa, la polizia di Mumbai ha fatto un ottimo lavoro. Negli ultimi sette otto anni sono stati eliminati 627 uomini legati alla criminalità organizzata, inoltre tutti i maggiori boss sono in carcere o all’estero”.
Ma tra questi c’è Hibraim Dawood.
Dawood è uno dei più pericolosi e potenti criminali dell’intera Asia, oltre a trafficare e a costruire palazzi, nel 1993, dal suo esilio dorato di Dubai, diede supporto logistico ai terroristi che a Bombay, con una seire di bombe uccisero 257 perone. Ora si pensa sia a Karachi, ma il governo Pakistano nega. Secondo gli investigatori, da Karachi, Hibraim Dawood avrebbe in qualche modo aiutato i terroristi degli ultimi attentati del 26/11.
Anche sulla storia di Hibraim Dawood è stato fatto un film: “The Company”

Pradeeb Sharma, è nato a Dhule un piccolo villaggio a 350 km da Bombay, il padre era un professore di letteratura inglese. Guadagna $400 al mese e ha due figlie, sua moglie, 47 anni, fa la casalinga.
Pradeeb Sharma non legge libri, solo quotidiani, gioca a squash e guarda il cricket in televisione [in pantofole, con frittata di cipolle, bottiglia di Peroni e rutto libero].



Mi rincresce non aver scattato una foto a Pradeeb Sharma, doveva essere solamente il primo di due incontri ed ho pensato di rimandare. Non lo ho più visto: Mateen è sparito non si è fatto più sentire e non mi risponde al telefono.
Mateen è un giornalista pieno di se, è uno stronzo che tratta i sottoposti con arroganza e diventa zerbino con chi ha più potere di lui, e non so perchè si sentiva in competizione con me…. Bah… Fanculo…



Squilla il telefono, è Mazoor (in foto)! Quello dell’allegra combriccola (vedi post 'Asif e Stanza'). Ovviamente non rispondo.
Mazoor è un figlio di puttana. E’ uno di quei tipi che nello sguardo ha qualcosa da nascondere . Quando l’ho incontrato ho apprezzato la gentilezza ed il tea ma poi ho lasciato perdere, non mi fidavo, ma ho fatto l’errore di lasciargli il numero di telefono.
Quando mi ha visto lavorare nello slum con il bimbo si è incazzato, urlava come una furia, ha minacciato me, Dinesh (il mio fixer) ed il povero papà di Mohd sdraiato su una stuoia con una flebo al braccio. Pensavo di essermelo levato di mezzo con 10 sterline di londinese memoria e 100 rupie, ma ogni tanto mi chiama.
Ho in seguito scoperto che Mazoor si è fatto 5 anni di galera (scarcerato per mancanza di prove), per aver fatto parte, direttamente o indirettamente, del Tiger Group: i terroristi responsabili delle bombe del 1993.